Il caso

La miniera di Paquasia e l'omicidio di Fragalà: quale legame?

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22 febbraio 2011 -  Se era occupato da sempre. Diverso tempo prima di morire, dunque, in quel modo barbaro e feroce. Da parlamentare, l’avvocato palermitano Enzo Fragalà aveva più volte presentato alla Camera interrogazioni in merito alla miniera di Pasquasia.

Leonardo Messina, nelle sue dichiarazioni, avrebbe parlato di strani scambi tra la mafia siciliana e l’Europa dell’Est, che avrebbero portato in Sicilia, nell’Ennese, rifiuti atomici. Fragalà aveva percorso anche questa ipotesi. Che aveva trovato asilo pure in una inchiesta della Dda di Caltanissetta, chiusa con una archiviazione.

Il dubbio su Pasquasia doveva avere contorni più spessi per l’avvocato con la passione per la politica.


Nel 2008, ancora, Fragalà aveva persino incontrato il consiglio provinciale di Enna sulla vicenda della miniera di Pasquasia. Segno di un impegno – e di una convinzione – che proseguiva con lo stesso slancio di sempre.

L’organismo, in seguito all’incontro, aveva provveduto, con delibera del Consiglio Provinciale di Enna, n. 66 del 17/11/2008, ad istituire la “Commissione Speciale per lo studio delle problematiche riguardanti la miniera di Pasquasia e in particolare per stabilire lo stato attuale dei luoghi e la loro eventuale necessità di bonifica, procedere ad un esame delle condizioni geominerarie del giacimento e quindi ad una valutazione dei benefici di una riapertura alla coltivazione o di un uso alternativo in ambito turistico ricreativo”.

Nell’ambito di un tale compito, i componenti della commissione avevano rappresentato quanto segue:

“Il sito minerario di Pasquasia è localizzato in provincia di Enna, a circa 18 Km dal capoluogo e a circa 22 Km da Caltanissetta, ed interessa diverse aree per un totale di 70 ettari .

La miniera di Pasquasia risulta in ‘fermo produttivo’ dal 1995, data in cui la società concessionaria Italkali consegna al Distretto Minerario di Caltanissetta gli stabilimenti e le gallerie.

Dalla disamina degli atti richiesti dalla Commissione, nonché dagli interventi formalizzati nelle diverse sedute, si evince anche che:

- in 42 ettari di terreno insiste una quantità enorme di amianto, quantificato in 20 milioni di chili, prima utilizzato per la copertura dello stabilimento, in atto esposto al vento ed alle intemperie;

- nell’area dell’ex miniera sono sparsi 800.000 metri cubi di materiale inquinante che, senza particolari coperture, comportano un forte inquinamento dell’aria, dei terreni e delle acque di superficie a causa dei processi di lisciviazione e dilavamento.

Sia il Distretto minerario di Caltanissetta che la Società Italkali hanno riferito che nella miniera sono presenti sali potassici minerali vari in un quantitativo che comporterebbe almeno un altro trentennio di attività estrattiva e che la stessa miniera potrebbe produrre anche magnesio metallico (elemento oggi di particolare importanza, anche economica, nel mercato mondiale) con la prospettiva di importanti riflessi occupazionali (2600 unità lavorative) in caso di ripresa dell’attività produttiva”.

L’organismo, altresì, evidenziava che “è necessario, pertanto, che detto sito venga immediatamente messo in sicurezza e ne venga effettuata la successiva bonifica, al fine di evitare ulteriori negativi impatti sull’ambiente e sulla salute pubblica, nonché al fine di poter riaprire la miniera alla coltivazione o di poterne rifunzionalizzare la struttura ad un uso alternativo in ambito turistico ricreativo”.

I dubbi sulla miniera di Pasquasia avevano trovato un’ultima eco in una lettera che Enzo Fragalà aveva inviato il 17 dicembre del 2010, poche settimane prima di essere ucciso, all’allora viceministro per il Commercio con l’Estero Adolfo Urso. La lettera apparve sul free press Sud.

E, per non lasciare alcuna strada intentata, stamani i carabinieri di Palermo incontrano l’ex direttore del quotidiano catanese, Antonio Condorelli. Nella speranza, mai sopita, di poter chiarire i misteri di una morte assurda.

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